Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole
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Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.
Chi mi conosce sa quanto io sia individuo diciamo... razionale, "calcolato" nelle cose che faccio. È vero, in effetti ci metto molto, di solito, a scrivere un articolo sul blog, dal momento che lo leggo e lo rileggo, lo rifino, gli do una struttura eccetera eccetera.
Questa volta no. Questa volta, per la miseria, mi sono incazzato. Basti solo leggere questa notizia per capire la ragione della mia arrabbiatura. Ma dico, diamine, siamo o non siamo in uno stato LAICO, per gli dèi?! E allora come mai arriva sempre quest'istituzione di vecchi bigotti teologi che evidentemente, non potendo sfogare le loro repressioni altrimenti, si divertono a fare i bacchettoni fini a sé stessi. MA COME ACCIDENTI FANNO a dire che "mancano da decenni in Italia politiche per la famiglia fondata sul matrimonio". Ma cosa accidenti gliene deve fregare, a loro, della politica italiana? Ma cosa vogliono, per gli dèi? Sì, vogliono il potere, ecco cosa vogliono, vogliono l'egemonia, l'egemonia culturale! Altro che storie di "famiglia", di "conservazione" o cosa! Come se ai vescovi poi importasse molto, eh! Ma si vede che dopo 135 anni dalla famosa - e provvidenziale, questa sì, accidenti - Breccia di Porta Pia queste lobby di ferventi credenti si sentano, insomma, un "vuoto", e così via libera ad affermazioni SCANDALOSE come quelle di Ruini sulle coppie di fatto omosessuali. Ma CASPITA, con che DIRITTO essi si vorrebbero arrogare la possibilità di GIUDICARE COSA SIA COSTITUZIONALE O NO, di DIRE COSA ABBIA BISOGNO LA POLITICA ITALIANA. Zitti devono stare, e pensare a quello che devono pensare, che con questi conservatorismi di controriformistica reminescenza non fanno certo il bene di chi, magari, vorrebbe vedere nella chiesa una guida spirituale, piuttosto che una PALLA al piede dello Stato italiano.
Sì, Stato italiano, perché NOI li abbiamo in casa questi signori qui! Proprio qui dentro, per gli dèi! E, non solo, abbiamo simpaticissimi UOMINI POLITICI che gli danno corda! Ma sì, perché loro credono in Dio, loro "rispondono solo a Dio per le loro azioni", vero signor Fazio? Che schifo, vogliono tornare forse allo Stato della Chiesa? Ma Gioberti fallì, per gli dèi, lo sanno o no? Come si fa a dire che uno stato non deve essere senza religione (cfr. Casini)? Ma caspita, CHE BELLO che almeno le istituzioni statali sono lontane, almeno teoricamente, da quella gentaglia!
Certo, poi è ovvio. A loro basta fare leva sulla stupidità. Certo, Ruini non è scemo. E sa benissimo, però, che MOLTI sono scemi. Altrimenti, l'astensione non avrebbe vinto, in quel famigerato referendum! E poi viene a dire che "è stata una decisione cosciente". Ma per piacere! Vada a vedere quanti vecchietti e vecchiette rimbambite gli hanno dato retta solo perché pareva che la sua parola fosse la parola di Dio e poi ne riparliamo... Vecchio, bigotto, e pure ipocrita.
Bisogna mandarli tutti a casa, i gerarchi religiosi. E pure i democristiani bigotti scaldapoltrone. Anzi, proporrei di trasferire il Vaticano in Tibet. Che poi è anche più in alto, è più vicino a Dio, ecco. Che vadano un po' a meditare sui LORO peccati prima che sui peccati di quelli che non credono, chissà che non capiscano qualcosa, finalmente.
E per gli dèi!
Io sono agnostico. Per cui, ragionando su spirito, etica e morale, me ne frego altamente di quello che dice la Chiesa e il papa. E ci mancherebbe che le loro idee (che poi vorrebbero essere le idee di Dio, non si sa come) influenzassero la mia ragione e la mia consapevolezza, accidenti!
C'è da dire tuttavia che, dall'altra parte, io sono un grandissimo e inguaribile amatore della specie umana, e che credo pure di avere idee abbastanza chiare su quelli che potrebbero e dovrebbero essere benefici per l'umanità. Potrei già dire che uno maggiori sarebbe la fine, immediata e totale, di ogni religione di questo mondo, però so bene che, purtroppo, questo è impossibile [eh già, la maggior parte della gente preferisce attaccarsi a qualcuno o qualcosa, piuttosto che imparare a camminare...]. Allora, accantonando codesta magnifica utopia, abbasso il tiro e passo ad auspicare qualcosa che sia effettivamente fattibile, e che possa dunque possa portare quei benefici di cui dicevo prima. Di cosa, dunque, ha bisogno la società attuale per migliorare?
La risposta è: essere progressisti. Che poi significa saper adeguare le leggi e le istituzioni ai tempi attuali. Tanto per fare esempi, la riforma del diritto civile degli anni 70 è stata progressista, il Concilio Vaticano II è stato progressista, una legge che permetta l'eutanasia sarebbe progressista, l'abbandono totale di ogni nazionalismo sarebbe progressista, così come la multietnia e la multiculturalità, così come molte altre cose che non starò certo qui ad elencare. Il punto è questo: essere conservatori, cioè il contrario di quello che ho appena detto, è assolutamente anacronistico. Perché essere conservatori significa arroccarsi su posizioni vecchie e vetuste, quando invece la naturale tendenza della società è quella di cambiare, di innovarsi.
Cosa è accaduto, invece, oggi? L'elezione di un nuovo papa, l'elezione di un papa che - dalle premesse - farà della difesa delle tradizioni e dei dogmi il suo cavallo di battaglia. Quando, al contrario, c'è una fortissima necessità di riforma, all'interno dell'intera istituzione ecclesiastica, una riforma che non ci sarà, purtroppo. Purtroppo per l'umanità, umanità che è ancora - piaccia o no - fortemente influenzata dalla figura della Chiesa e del pontefice, al di là di discorsi su fede o non fede. Un pontefice, questo, che - dichiaratamente - ha preso posizione contro ogni dibattito etico e contro ogni apertura nei confornti di una dottrina più progressista, appunto.
Personalmente, spero almeno che non si torni indietro alle posizioni ortodosse di svariati secoli fa. E che questo pontificato possa davvero essere soltanto un medio evo.
Una voce, questa, che diceva "Dio c'è, e ti ama". Ero già sveglio, stavo facendo varie riflessioni sulla religione, ed ecco che, d'un tratto, sento ripetere dentro di me queste parole, le parole che danno al credente della domenica (ricordare il tipo 2b di due messaggi sotto) la sicurezza di non essere solo in questo mondo, di avere almeno una persona, almeno una, che lo aiuti.
Ora, devo ammettere che, all'inizio, questo fatto mi spaventò. 'Come?' Mi chiesi 'ora Dio mi parla e vuole convertirmi alla sua religione ipocrita?' C'è da dire che ero ancora in uno stato di pre-coscienza, forse anche per questo il fatto mi fece tanta presa. Comunque sia, passai l'intero giorno a riflettere su quelle parole e, dentro di me, sentivo una volontà fortissima a non accettarle, a non cambiare, a non diventare di quei "bambini che camminano col girello" di cui dicevo prima. Ancora adesso ci sto riflettendo, e scrivo queste parole proprio per chiudere l'intera faccenda (che, comunque, era già subito diventata una delle mie tipiche masturbazioni mentali...). Come chiudere tutto molto velocemente? È in fin dei conti piuttosto semplice.
Povero Dio - penso adesso - non riesce nemmeno a convertire un povero adolescente di 17 anni! Manda il suo messaggio di salvezza, ciò che potrebbe rendere quel povero giovane finalmente felice, e cosa trova? La dura roccia della ragione umana. Poverino, deve essersi già sentito male nel momento in cui mi sono messo a speculare su ciò che avevo sentito, a dirgli in faccia "Religione ipocrita" (che poi è la verità), a temere di diventare una delle sue stupide pecore...
Eh no, mio caro Dio, la mia ragione è più potente di te. Basta poco a dimostrare come ciò che tu cercasti di inculcarmi (tralaltro, in un momento in cui ero maggiormente esposto, nei minuti del dormiveglia) non è nient'altro che l'invenzione degli esseri umani - come sei tu, d'altra parte.
E' più comodo, in fondo, per te, un atteggiamento simile: ti vendi come un dio d'amore, non come un Zeus pronto a scagliare fulmini sul primo mortale che lo contraddice ("Se non credi a me, ti uccido", mi avrebbe detto Zeus, e chissà che non mi sarei convertito davvero in quel caso...). Ma un dio come te, che dice "ti amo"! Ci credo che hai milioni di seguaci in tutto il mondo, pensa a quanta gente c'è che ha bisogno d'amore e tu - sporco opportunista - glielo dai. Sei anche generoso, glielo dai gratis, questo "amore". In cambio, chiedi quello che ogni dio chiederebbe: dedizione, fervore, osservanza dei dogmi ecc ecc. In fondo anche tu, o Dio, agisci come un politico. Fai la tua propaganda (lecita o illecita che sia) e poi raccogli voti. Per cercare di essere eletto dal maggior numero di persone, ovviamente!
Povero Dio davvero! Non è stato lui a creare noi a sua immagine e somiglianza, siamo stati noi a creare lui a nostra immagine e somiglianza. Certo, un dio che fa propaganda come un candidato presidente del consiglio (no Berlusconi, non sto parlando di te) non può che farmi nascere questi pensieri. Ovviamente non è il solo a candidarsi, ce ne sono molti altri, tutti a convincere uomini (eh già, uomini che convincono uomini). Chi perde, purtroppo, spesso la paga cara. E, inoltre, non si può certo dire che la propaganda elettorale sia sempre qualcosa di pacifico... Il nostro Dio ne sa qualcosa anche lui... creò liste civetta con nomi strani (Yahvè, Allah) che ora gli si sono rivoltate contro...
E povero uomo, alla fine! Uomo che necessita qualcosa - o qualcuno - che gli renda la vita facile, uomo che si inventa la divinità perché si sente piccolo piccolo rispetto ad un universo così grande grande. Poveri uomini. Tutti uguali e tutti diversi, creano divinità tutte diverse e tutte uguali.
Io no, però. Io non cedo all'ipocrisia della religione. Io credo nelle mie capacità, nella mia consapevolezza umana, voglio essere intellettualmente libero e indipendente, non voglio restare incapace di camminare, non voglio il girello. Preferisco inciampare e cadere piuttosto che non imparare mai a camminare. Preferisco la via che non dà salvezza, ma che ha consapevolezza. Preferisco la via difficile, ma la via più appagante e la via che mi realizza davvero. La via della ragione (logica o analogica che sia). E quella voce - l'ho dimostrato - era effettivamente una mia proiezione mentale. Nel dormiveglia del giorno dopo pensai "Dio, sei solo una nostra creazione" e l'effetto... fu lo stesso del giorno prima! Povero Dio, povero Dio, ti faccio dire quello che voglio io....
Per concludere:
Gesù disse (più o meno): "Beati i semplici, perché loro sarà il regno dei cieli".
Se è così, se lo tengano pure il Paradiso. Starò molto meglio all'Inferno, almeno lì ci sarà qualche dibattito interessante...
Ecco, oggi è Pasqua, la festa religiosa cristiana più importante di tutto l'anno, il giorno in cui Iesus è risorto ecc ecc. E oggi, come dovrebbe fare ogni bravo cristiano, sono andato a messa. Me lo avevano chiesto sia la nonna materna sia quella paterna, ho fatto loro questo piacere per non mortificarle... ovviamente poi ho passato il tempo a riflettere, piuttosto che ad abbandonarmi a quell'insulso rito. A riflettere sulla religione, come si capisce dal titolo.
Ora, intendiamoci: io NON credo nel "Dio" dei cristiani, non credo nella vita oltre la morte, non credo in nessun dogma. Credo soltanto in tutte quelle che sono le capacità umane, cioè ragionare (logicamente o analogicamente), provare sentimenti et cetera et cetera (farò un discorso più ampio un'altra volta su questi problemi) . Ora, questa mia convinzione mi porta ad avere nei confronti della religione (qui parlerò del Cristianesimo perché è più alla mia portata, diciamo così) atteggiamenti talvolta...caustici.
La mia idea di fondo sulla religione? Il buon Karl Marx l'ha espressa in un modo che mi piace molto: l'oppio dei popoli. Una specie di droga, insomma, una droga che ha la caratteristica di rendere i drogati praticamente tutti uguali, omologati, conformi. Ed ecco il vero guaio della religione: il conformismo. Ma vediamo di non partire in quarta e di fare un discorso più complesso e coerente.
Nella mia ottica, posso inquadrare l'atteggiamento di un ipotetico credente in due grandi insiemi:
1) credente consapevole;
2) credente conformista.
A sua volta, il secondo insieme si può differenziare in:
2a) religio-conformismo per cultura;
2b) religio-conformismo per debolezza.
Vediamo di entrare nel merito di ciascuno di questi "insiemi".
1) il credente consapevole, figura ideale: Fra' Cristoforo.
Qui non c'è molto da dire: si tratta di uomini che, con consapevolezza, hanno effettivamente esperito l'esistenza di Dio [cosa che a me non è mai successa]. Per loro la fede è una scelta di vita, una scelta fatta da loro e loro soli, con ferma convinzione.
2a) il credente conformista per cultura, figura ideale: praticamente chiunque fino alle generazioni che oggi sono adulte .
Questo particolare tipo di conformismo religioso è anche quello delle generazioni anziane, generazioni che vissero in periodi in cui la fede aveva (ora non è più così, per fortuna) una fortissima valenza sociale. Si andava a messa perché era una consuetudine di vita per tutti, si credeva in Dio perché la società tutta credeva in Dio, e la società credeva in Dio perché altri valori morali forti non si riuscivano a trovare e anche perché Dio era forse l'unico modo per tenere sotto controllo un popolo di analfabeti e contadini... Oggi questo tipo di conformista religioso è meno diffuso, è il caso forse delle famiglie molto "infervorate" che trasmettono il "fervore" anche ai figli, inevitabilmente... avrete presente, penso, i catecumeni con 6 figli (quando è poco) che se li trascinano dietro in Colombia... quando si dice l'amore materno (o paterno)...
2b) il credente conformista per debolezza, figura ideale: George W. Bush (che, un tempo ubriaco e sbandato, trovò finalmente in Dio la sua ragion d'essere...)
Eccoci al peggio del peggio: questi credenti sono credenti semplicemente perché non hanno abbastanza forza di volontà per accettare una ricerca di senso alternativa a quella religiosa, e per questo scelgono (ma non è una scelta consapevole) quest'ultima strada. Certo, la religione, negli esiti finali, è molto comoda: ti assicura la vita eterna, cosa che nessuna filosofia ha mai pensato di fare (si arrivò al massimo a concepire la metempsicosi...ma nulla di più). Questi personaggi sono come bambini che camminano solo con il proprio girello. Appena glielo togli, non sanno neppure stare in piedi. [Ma cosa dico, tanto Dio per loro esisterà sempre...].
Spiegato questo, un'ultima considerazione: un mondo senza religione sarebbe bello, ma purtroppo è impossibile: sembra che a noi, esseri umani, non possa mancare questa... "dimensione spirituale", che poi significa, come già detto sopra, avere certezze e certezze in positivo per quanto riguarda vari problemi esistenziali, uno fra tutti la questione della cosiddetta "vita dopo la morte". Al di là delle considerazioni specifiche fatte poco sopra, bisogna però dire che, in fondo, la religione stessa ha un'impostazione volta al conformismo. Prendiamo l'etica: che problemi si pongono più, quando i 10 comandamenti mi dicono già chiaro e tondo come mi devo comportare? E, senza problemi, che discussioni ci potranno mai essere (al di là delle annose interpretazioni teologiche)? E, senza discussioni, quale maturazione intellettuale, quale esaltazione delle nostre personali capacità? Cosa, se non un grande conformismo di fondo [poi se vogliamo "corretto" in qualche ragione da quelli che, comunque sia, accettano una maggiore flessibilità con i dogmi, e per fortuna non sono poi così pochi (rientano perlopiù nel tipo 1 di cui sopra)]?
Anche il rito stesso, la "messa". Cosa c'è di più conformistico di una messa, in cui tutti ripetono le stesse parole, il prete fa l'omelia ma a nessuno è data la possibilità di controargomentare ciò che dice? E, d'altra parte, cosa si può controargomentare di una verità rivelata?
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