Conscientia est Potentia

Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole

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Utente: Conscius
Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.

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domenica, 10 aprile 2005
L'oscenità della società

"Oscenità" e "pudore". Due parole della lingua italiana che afferiscono ad una ben specifica area semantica: ovvero, atti "osceni" sono da intendersi "non pudici", ovvero che rispettano il "senso del pudore", cioè quel sentimento di ritrosia, vergogna e riserbo, spec. per ciò che concerne la sfera sessuale (dizionario online De Mauro-Paravia). Si dirà, cosa c'è di strano in tutto questo?

Ce n'è di strano, eccome, a mio avviso. E lo "strano" è da ricercarsi NON nel pudore in sé, bensì nei motivi per cui noi siamo indotti a provare "ritrosia, vergogna e riserbo per ciò che concerne la sfera sessuale".
Si tratta di un dubbio che ho sempre avuto, fin da quando ero piccolo. Mi chiedevo: perché nessuno si mostrerebbe nudo in pubblico? Sembrerebbe una domanda davvero idiota, ma provate a dare una risposta vera. Perché, se ci pensiamo, il motivo per cui nessuno si mostra nudo in pubblico è perché, mostrandoci nudi, noi offendiamo il pudore. Ma perché questo, perché è proprio così? Qual è dunque questo vero motivo? Esisterà, poi?

La cosa più strana del "senso del pudore" è che, a conti fatti, ci porta a rinnegare la nostra stessa natura. Cioè, voglio dire, ognuno di noi quando è nato era nudo, perché mai dovremmo avere pudore di mostrare anche "da grandi" il nostro corpo nella sua totalità? Stesso discorso per il sesso: dico, è l'unico sistema che abbiamo per riprodurci, è un atto biologico dalla portata eccezionale, eppure se ne parla sempre come se fosse qualcosa di proibito, qualcosa che si vuole fare (perché, biologicamente, l'uomo vi è naturalmente portato) ma non si vuole fare, qualcosa per cui proviamo una fortissima tensione e nello stesso tempo un fortissimo pudore. Ma qual è, dunque, la causa? Potrei dire "colpa del Cristianesimo" che ha fatto del pudore un dovere dettato da Dio ("Non commettere atti impuri"), ma questo risolverebbe ben poco la domanda. Non mi risulta, infatti, che la pudicizia sia una caratteristica del mondo cristiano, mi pare piuttosto che sia una caratteristica propria dell'umanità intera, una caratteristica sociale se non addirittura ontologica. Come se, rinnegando (e quindi spostando nella sfera del "proibito") la nostra parte più "animale", noi potessimo ratificare il fatto che siamo esseri senzienti, "superiori". Se fosse così sarebbe male, perché comunque sia la nostra "parte animale" resta pur sempre una parte del nostro essere, e rinnegarla significa cadere in una forma di autoinganno. Quello che auspicherei, dunque, sarebbe un mondo in cui nessuno ha vergogna degli "atti osceni", un mondo meno teso sotto questo punto di vista. Un mondo di bambini, gli unici che davvero non hanno questo genere di complessi, gli unici che non griderebbero allo scandalo vedendo una persona nuda. Bambini nei quali, purtroppo, la società umana tutta inculcherà proprio quel "senso del pudore" di cui, alla nascita, erano ovviamente privi. È stato così anche per me, che dovrei vergognarmi di essere così ipocrita mentre scrivo queste cose quando so che rimarrò sempre "pudico" tanto come tutti gli altri. È impossibile andare contro quello che è, e forse è sempre stato, uno dei pochi valori davvero universali, una caratteristica propria di tutte le civiltà (con differenze, questo è chiaro) e di tutte le società umane.

Società umane che, come se non bastasse, marciano su questa caratteristica, la caratteristica di "essere pudici". Soprattutto ora, nell'epoca dei consumi e dei mezzi di comunicazione di massa. E sono soprattutto questi ultimi questi ultimi che sfruttano la "tensione ambigua" dell'uomo verso nudità e/o sesso (vedi sopra). Cosa sono i film pornografici, se non un bieco mezzo che la società usa - paradossalmente - per mantenere vivo proprio il senso del pudore? Commercializzati come "proibiti", qualcosa che noi - biologicamente - vorremmo ma, socialmente, siamo portati a non volere, puntano sulla provocazione, proprio sull'alimentare quella "tensione ambigua" di cui si diceva. Un po' come allungare la mano per dare qualcosa e, subito dopo, ritrarla indietro, questo è in fondo il loro intento. Come poi è anche l'intento di certi calendari e di certe riviste. Tutta questa "roba", che ratifica definitivamente nudità e/o sesso nella sfera del "non si deve fare" e che, dall'altra parte, - facendo leva sulle nostre inevitabili caratteristiche biologiche - ci spinge proprio a fare quello che si dice che non si dovrebbe fare, porta ad una sessualità vuota, senza una vera sostanza se non una sorta di "consumismo erotico". Ma adesso io taccio e lascio la parola a qualcuno che dice queste cose in un modo sicuramente più interessante:

Il corpo spogliato e artificialmente prodotto per la seduzione erotica non dispiega una scena intorno a sé, in cui anche le cose dicono le sue intenzioni, ma è semplicemente messo in scena, e perciò o-sceno, perché è offerto secondo quelle regole del gioco che lo fanno più nudo di quel che sia. Nudo della nudità del cerimoniale erotico che rende il corpo inespressivo, perché ogni espressione è demandata alle vesti, agli accessori, ai gesti, alla musica, alle luci, secondo le tonalità che la tecnica sapientemente distribuisce per creare il desiderio al solo scopo di arrestarlo davanti alla "messa in scena", dove non si celebra la sessualità del corpo ma la sua castrazione. In questo senso la seduzione erotica gioca con la morte, e quindi, per sadica che sia, è sempre irrimediabilmente masochista.
A questo punto è inutile che psicologi e sociologi ci vengano a dire che gli uomini hanno paura delle donne. Se il modello di riferimento è il corpo nudo della donna-copertina che gli stilisti incessantemente ci propongono, ebbene si tratta di una donna desessualizzata nel momento stesso in cui gli stilisti la vestono o la spoglano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l'erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono a un tempo provocare l'idea del sesso e insieme la sua interdizione.
(Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, pagina 94-95, ed. Feltrinelli)

Scritto da: Conscius alle 11:46 | link | commenti (10)


Commenti
#1    12 Aprile 2005 - 02:19
 
Mah, guarda, te lo dico io perché non ci mostriamo nudi in pubblico: perché siamo *brutti*. :D
Stavo giusto ripensando alla pubblicità della Tesm*d, quella che recita: "Se hai un corpo Tesm*d, è bello mostrarlo!" E lo diceva una signorina con un cu... ehm, con un fascinoso deretano.
Quindi, non ci mostriamo nudi perché ci vergognamo a mostrare i nostri difetti, e darci così la possibilità di attirare al di là dell'aspetto fisico.

Vabbé, oltre a questo commento tra il serio e il faceto, diciamo che tutto nasce dalla necessità di vestirsi: è quindi una questione ancestrale. Molte tribù seminude hanno molti meno problemi di noi a mostrare il loro corpo. (Non forse i genitali, per i quali il discorso è più complicato. Vediamo dopo.)
Noi abbiamo imparato a vestirci per proteggerci, in primis: siamo la "scimmia nuda". Il resto è venuto da solo: vestirsi e coprirsi è diventata una consuetudine, per cui è sempre stato normale.
In secondo luogo, hai imbroccato uno dei motivi: non siamo bestie. Siamo anzi diversissimi dalle bestie, che invero si accoppiano molto meno di noi nonostante siano nude. Abbiamo la nostra società, complessa e monogama (pare strano?), per cui mostrare il corpo diventa allusione sessuale e indice di promiscuità. E diventa tabù, come l'adulterio.
Le tribù seminude di cui prima sono invece piccole comunità, per cui il controllo della promiscuità può volontariamente essere assente senza rischi, o altrimenti ben controllato.
Per tornare al discorso dei genitali: ricordiamoci che il loro significato va anche al di là della sfera sessuale. L'ostentazione dei genitali maschili è un atto di ostilità nei confronti degli altri maschi.

Se vuoi una storiella molto interessante riguardo le usanze sessuali, da' un'occhiata a cosa fanno le scimmie Bonobo. :)
utente anonimo

#2    12 Aprile 2005 - 02:24
 
E che balle, ma perché in 'sto blog mi devo registrare? :(
Su quello di Eriadan è tutto più comodo...
Ero io, MaxArt
utente anonimo

#3    12 Aprile 2005 - 13:20
 
Abbiamo la nostra società, complessa e monogama (pare strano?), per cui mostrare il corpo diventa allusione sessuale e indice di promiscuità.
Vero. Ma è un fatto tutto sociale. Perche io, personalmente, continuo a sostenere che mostrare il proprio corpo nudo non significhi necessariamente "provocare", fare allusioni. Sarebbe una semplice accettazione di una parte della nostra natura, sarebbe una cosa assolutamente "normale". Se non ci fossero i vincoli sociali, da cui inevitabilmente dipendiamo. Una società che, come se non bastasse, utilizza proprio l'insieme di pudicizia e desiderio di andare nel "proibito" [un "proibito" che è un "proibito" sociale] a fini commerciali. Da cui calendari, film porno ecc ecc, come dicevo nella seconda parte del messaggio.

Ciao!

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#4    20 Aprile 2005 - 15:32
 
Il pudore, come altri valori, può nascere da due fonti. Sociale o individuale. Io non mi mostro nudo perché questo farebbe sentire a disagio ME, non il PROSSIMO. Esempio pratico: ormai è accettato che una ragazza si aggiri semisvestita, ma INDIVIDUALMENTE rifletto e trovo ASSURDO che le ragazze si mostrino in costume da bagno, al mare: è biancheria intima colorata. Perché devono mostrare le loro parti intime? Ovviamente non si tratta di un valore sacrare (non ne esistono), ma comunque psicoendemico, se vogliamo. Ma resta che i valori dell'uomo, li crea l'uomo. Io invoco il mio individualistico, autarchico potere di decidere cosa abbia valore per me. E questo solo perché credo, ad esempio, che sia un'emozione -per una ragazza- mostrarsi nuda al proprio uomo, quando in pubblico si mostra solo vestita. Ammiro il mondo femminile arabo, per questo. E conosco una deliziosa ragazza che la pensa allo stesso modo, tanto per non essere tacciato di maschilismo. Meglio nascondere il proprio viso, per averne un valore, che svenderlo a tutti, come il nulla.
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#5    20 Aprile 2005 - 18:39
 
Ma resta che i valori dell'uomo, li crea l'uomo.

Infatti, è proprio questo il punto. Tutta creazione nostra. Con quale giustificazione fondamentale, poi? Non riesco ancora a capirlo. Come, parimenti, non riesco a capire il motivo profondo per cui è uno scandalo sociale l'atto di mostrarsi nudi integralmente. In questo, io continuo a vedere una sorta di paura/fobia ancestrale... un rifiuto di una parte del nostro essere. E perché questo? Bella domanda...
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#6    20 Aprile 2005 - 23:03
 
La giustificazione è ovviamente l'autolegittimazione totale. Io sono nel giusto perché ho il coraggio e lo spirito di dirlo e sostenerlo.
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#7    20 Aprile 2005 - 23:25
 
Ognuno ragiona con PROPRIE categorie, ognuno è nel giusto ragionando con sé stesso. Le cose si complicano, a mio avviso, quando si incontra e si entra in relazione con l'altro. Da qui l'etica e tutto.
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#8    30 Maggio 2005 - 19:24
 
Geno, se domani entri a scuola nudo , ti do 50 euro
utente anonimo

#9    05 Settembre 2008 - 21:03
 
Leggo ora blog e commenti.
Mi pare che Galimberti scriva sue opinioni ammantate di una cultura che, evidentemente, non possiede.
Purtroppo, chi scrive minchiate, tova sempre il modo di pubblicare, ma non è il caso di dargli retta.
O no?
utente anonimo

#10    05 Ottobre 2008 - 19:52
 
Questo post probabilmente non lo riscriverei mai. Fondamentalmente credo che non avessi capito un c...o.

Galimberti, un po' l'ho letto, e le cose che avevo letto erano sensate. Poi non so. Non mi occupo più troppo di filosofia da... anni ormai. :(
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