Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole
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Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.
Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età...
(Francesco Guccini, "Eskimo")
Mi perdonerete, spero, il ritorno a tematiche diciamo pure... intimistiche. Anche un po' diaristiche. Mi ero ripromesso di abolire sproloqui introspettivi, ma in realtà questo non vuole essere uno sproloquio introspettivo. È solo un ricordo. Ed è in fin dei conti opportuno, nel momento in cui la persona che voglio ricordare, insieme a tutto ciò che quella persona comportò oltre due anni fa, compie diciannove anni proprio domani, lunedì 17 dicembre.
Due anni e mezzo passati, dunque. E, dopo svariati mesi, mi viene voglia di ripensare a quei momenti, a quei giorni di fine primavera, quando ancora non ero in quinta liceo. Tutto rimasto lì, in quella cartella speciale sul mio computer: conversazioni virtuali, salvate allora pensando di poterle rileggere dopo chissà quanto tempo, perché in quei momenti erano parole importantissime, parole che bisognava davvero conservare. Il motivo, allora, era spiegato in una parola sola, quella parola che veniva scritta con tanta convinzione e con la cautela di chi non voleva in alcun modo sprecarla. Certo, forse anche con una buona dose di ingenuità in tale convinzione, ma in fondo ciò che davvero importava e davvero importa, è che si trattava di un sentimento sincero, in cui mi sentivo di credere genuinamente.
Amore.
E io l'amavo. L'amavo come potevo amarla a diciassette anni. Sentimento senz'altro ingenuo, giovanile finché volete, ma vero. Ricordo bene le ore passate coricato sul letto a pensare a lei e a quanto la trovassi meravigliosa, quei giorni d'agosto trascorsi a preoccuparsi inutilmente solo perché faceva un viaggio in aereo, e il sollievo a vederla scrivere sul suo blog, dopo il ritorno. E poi, le emails che le scrivevo, e quando arrivava la risposta avevo paura di leggerla. E ancora, tutte quelle piccole cose rituali, tipo marcare con il colore verde i messaggi di posta elettronica che mi spediva, solo per ratificare a me stesso che sì, era veramente la persona più importante di tutte, la persona per la quale avrei fatto potenzialmente qualunque cosa.
Belli, quei pensieri. Ricordo che, all'inizio, solo il fatto di pensare a lei mi faceva stare bene. Avessi avuto il coraggio che tuttora mi manca, avrei cercato di mettere in pratica tutto ciò che, purtroppo, restò solo il pensiero gentile e affettuoso di un diciassettenne innamorato. Passare per le vie canoniche del corteggiamento ("usciamo stasera?") mi terrorizzava. Temevo di non essere all'altezza, temevo di non piacerle, addirittura arrivavo a sentirmi inopportuno. Chissà se avrebbe accettato, poi, di uscire con me una sera d'estate. Forse sarebbe stato anche piacevole, per una volta...
Inutile, comunque, ragionare sulle possibilità; non c'è alcun modo di cambiare quello che è già successo. Meglio non continuare a ricordare oltre, ora. Temo che finirei in uno dei miei soliti sproloqui un po' autocommiserativi, proprio quelli che da questo weblog ho abolito. Però, prima di alzare le mani dalla tastiera, voglio mandare ad Anna un abbraccio affettuoso e un augurio di buon compleanno, se pure in anticipo di un giorno. Anna, spero di riuscire a strapparti un sorriso con queste mie parole, se ti capiterà di leggerle. Non ti ho dimenticato e non ti dimenticherò.
anisama in L'oscenità della so...
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