Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole
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Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.
C'è qualcosa di straordinario nell'esercizio della scrittura. Qualcosa che sento ogni volta che appoggio le mie dita sulla tastiera, apprestandomi a rendere in parole i miei pensieri. Ci pensavo anche l'altro giorno, più tangenzialmente, quando discorrendo via internet con un amico mi balenò in testa la consapevolezza (peraltro non del tutto nuova, neppure su queste stesse pagine virtuali) che sì, forse esiste davvero un luogo dove io possa avere potere creativo assoluto, un luogo dove sia io la divinità che decide tutto, cioè le leggi, le relazioni fra le cose, che crea le cose veramente dal nulla. Questo luogo è la mia mente, la mia psiche diciamo. In essa posso permettermi di togliere la vita, e di darla. Posso permettermi di fare tutto ciò che i miei limiti fisici mi impediscono di fare.
E la scrittura, penso ora, è davvero un'invenzione bellissima. Perché proprio la scrittura mi dà il potere di dare un soffio di tangibilità a tutto ciò che la mia mente immagina. Il discorso, ovvio, varrebbe per qualsiasi altre forma di creatività artistica (pittura, scultura, musica, cinema), ma purtroppo mi ritrovo personalmente incapace di dipingere, scolpire, suonare, fare cinema, e quindi utilizzare quei mezzi per ottenere quel soffio di tangibilità di cui dicevo. Solo la scrittura può darmi tale soddisfazione, perché solo relativamente alla scrittura mi sento di dire che ho una certa "padronanza della tecnica" , quindi mi limiterò a parlare di essa, per onestà.
Certo, una volta acquisita questa "padronanza della tecnica" una serie potenzialmente infinita di possibilità mi si dischiude. È un po' come se si fosse creato un canale privilegiato in cui convogliare tutta la mia immaginazione, quei mondi di cui io sono la divinità unica si trasportano in parole, parole che li narrano e li descrivono nella loro interezza, parole che li rendono veri. Parole che li rendono veri non solo per me - per me lo sono non appena sono semplicemente pensati, prima ancora che scritti - ma anche e soprattutto per tutti gli altri, per i lettori, per gli altri esseri umani disposti, anche solo per un istante, di accettare che quello che io scrivo sia effettivamente vero. Disposti, in un certo senso, ad accettarmi come temporaneo dio. La soddisfazione data dalla scrittura creativa è forse la soddisfazione di poter esercitare una sorta di potere assoluto.
E quindi, giocare con le parole e la lingua, inventare modi per trasmettere differenti sensazioni. Però una bella scrittura è, a mio avviso, una scrittura dove oltre alla forma, oltre al gioco linguistico, esiste un messaggio, un contenuto, e dove forma e contenuto si fondono insieme in un tutt'uno. Gli esercizi di stile, di cui pure questo web log è costellato, sono buoni solo per dare sfoggio della tecnica, al più buoni per suggestionare chi legge con sensazioni forti, immaginifiche. Non c'è nulla di male in ciò, l'importante è secondo me avere l'onestà di ammettere fin da principio che di esercizi di stile si tratta e nulla più, senza pretese di altro tipo. Insomma, il mondo trasmesso e convogliato attraverso il canale privilegiato di cui dicevo dovrà essere qualcosa di più di un insieme di vuote sensazioni. Quello che poi debba contenere nello specifico, non è oggetto di discussione, ed è rimesso alla volontà di chi, quel mondo, lo ha immaginato sin dal principio. Ma d'altra parte perché mai qualcuno dovrebbe scrivere se non ha davvero qualcosa da dire, da comunicare a tutti coloro che leggeranno? Che senso ha in fondo esercitare quell'enorme potere creativo, se esso si realizza esclusivamente in vuoti voli pindarici?
D'un tratto, i miei sensi si sono concentrati. Sapore di superalcolico in bocca, immaginato, ma pur sempre sgradevole. E poi? Una sera come tante, a Pavia, in collegio; una sera come troppe, forse. La città è sempre gradevole, però, con le sue tipiche strade piene di ciottoli, l'incubo di qualsiasi appassionata di tacchi a spillo. Nel mio cinismo da quattro soldi spero sempre di vederne una, di queste donne, incespicarvi e, si spera, cadere. È, se vogliamo, il cinismo giocoso del buonumore. Quello del cattivo umore, invece, è malvagio e diretto agli "uomini che semplicemente atteggiandosi riescono a conquistare una donna, quando magari sono solo dei lavativi". Tante volte mi sono augurato di poterli uccidere col pensiero, istantaneamente. Ma ero di cattivo umore, si capisce. E in ogni caso detesto qualsivoglia forma di violenza, anche questo chi mi conosce bene lo sa. Dunque si tratta di condanne a morte puramente immaginate, virtuali. Forse chissà, preferirei semplicemente che fossero tutti come me, sobri e un po' troppo timidi. Una società di uomini complessati erotofobici, probabilmente destinata all'estinzione.
Ma in fondo, ci sono tante altre cose a cui pensare. Per esempio, gli aumenti nascosti dei biglietti ferroviari. Dal primo novembre non potrò più vantarmi di essere il viaggiatore furbo che risparmia 40 centesimi di euro facendo un biglietto Pontenure-Pavia invece che Piacenza-Pavia, e come tutti gli altri pagherò la tariffa regionale lombarda. Da una parte certo mi dispiace per i soldi che non risparmierò (e quindi perderò), dall'altra devo confessare che non mi ha mai dato soddisfazione vedere sui miei biglietti "Pontenure" come luogo di partenza. Sempre fissato su queste e altre piccole cose, io. Pace, mi dico, ognuno hai i suoi problemi. E in fondo questo non è neanche un problema, in fondo è qualcosa da sbandierare per apparire come una persona originale e alternativa. Per quanto, d'altra parte, ogni mio tentativo di corteggiamento fondato sull'esagerazione di questi particolari da pazzoide sia sempre tragicamente naufragato. Vabeh, dico "sempre", che formalmente è corretto, certo, ma forse induce a pensare che io abbia messo in atto un discreto numero di tentativi di corteggiamento nella mia vita. Mai congettura sarebbe più fallace di questa. In realtà ora il lettore attento (e magari anche il lettore appassionato di ricorsioni) potrebbe notare come questo mio affermare la fallacia di tale suddetta tipologia di corteggiamento non sia in realtà un tentativo di corteggiamento, che per definizione rientra nella stessa tipologia.
Un'altra cosa che in fondo ho sempre amato, è la ridondanza.
Bene, direi. Un flusso costante di pensieri più o meno cinici potrebbero continuare ad affollare questa pagina, dunque ritengo necessario porvi forzatamente una fine. Ma una fine, s'intende, a queste parole scritte, giacché nella mia testa non potrà mai esservi una "fine" ai pensieri se non quando arriverà la morte stessa. Ottimo, guardate, sono persino riuscito a ficcarci l'immancabile conclusione metafisica-pseudofilosofica che fa sempre tanta scena. E ancora, notate come il mio notare esplicitamente che faccia scena sia in fondo un espediente per fare ancora più scena. E ancora... (mi ameranno davvero gli appassionati di ricorsioni).
Tralaltro, domani è anche giovedì. Buonanotte.
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