Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole
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Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.
Lungo veloci binari scivolavamo, percorrendo chilometri e chilometri, regioni e regioni; il panorama cambiava, velocemente, ma eravamo troppo calmi - quasi assopiti - per potercene accorgere.
Arrivammo dunque, senza nemmeno esserci resi conto dello spazio percorso: avevamo semplicemente seguito quei binari, senza altro pensare.
Ma lì era diverso. Treni grandi, treni piccoli, treni sotterranei in una rete di linee che si intersecano, aggrovigliandosi. Non sono così veloci, quei treni: il paesaggio che si scorge fuori dal finestrino è sempre lo stesso: fili, tunnel, stazioni sotterranee.
Ma accelerano e frenano rapidamente, questi treni, con vibrante fragore. A volte, l'animo ne è angosciato.
Scendi, lacrima, scendi
dagli occhi della notte, stanchi e tristi
scendi silenziosa, come una goccia di rugiada
come la nebbia
come la neve che si scioglie, lentamente.
Il tutto è indicibile
chiuso nell'anima dolorante.
Caldo. Troppo caldo. Venti gradi, forse un po' meno, comunque troppi per la metà di febbraio. Un cielo terso e limpido che la mattina faceva presagire una giornata soleggiata e gelida, di quelle che piacciono a me, e poi invece un calore quasi primaverile che mi investe, appena all'una di pomeriggio, aperta la porta e affacciato il viso all'aria aperta.
Vestiti sovrabbondanti. Si suda copiosamente, nell'impermeabile. Dentro l'autobus è pure acceso il riscaldamento. La situazione è quasi insostenibile. Quando arriva la fermata e si può finalmente uscire, l'aria sembra appena più fresca. Davanti a me, l'usuale visione dei dipartimenti universitari: un complesso bianco e blu, annerito dall'immancabile smog padano. Nella tromba delle scale, muri sporchi e odore di nafta, come al solito. Ma chissà perché odore di nafta in un edificio universitario, poi.
Nell'aula, gli esaminandi. Ancora nessuna traccia degli esaminatori. Taluni ripassano nervosamente gli argomenti più ostici, un altro si muove avanti e indietro dentro e fuori la stanza, affermando di non ricordare più nulla.
Ecco infine gli esaminatori: uno di loro ha in mano ben due pacchetti di sigarette, ancora incartati. L'altro è giovane, appena dieci anni più di tutti i presenti. Praticamente un ragazzino, non arriva ai trent'anni.
Fa caldo, molto caldo. La vista si annebbia, come sul punto di svenire. In ogni caso, la percezione dello spazio e del tempo risulta distorta. Arriva anche il turno di alzarsi per essere esaminati, inevitabile. Mezz'ora in piedi, forse un po' di meno. La lavagna trabocca di formule. Alla fine, l'esito: 29. Un numero, eppure così carico di fatica, di lavoro, di ansie, di paure.
Un esame passato è una conquista e un addio.
Forse ciò che può davvero essere bello, per non dire straordinario, nell'essere innamorati è proprio pensare di poter dare quel significato speciale anche alle cose che, da sole, apparirebbero triviali, quando al contrario fatte insieme alla persona che si ama appaiono sempre bellissime.
Ma chissà cos'è davvero amore. Chissà se una definizione così indiretta, da me or ora abbozzata, può essere significativa. Io pensavo, credevo, mi illudevo di averlo capito un anno e mezzo fa. In realtà volli costruire nella mia mente un rapporto ideale e idilliaco che, nella realtà dei fatti, non esisteva (per i curiosi: basta una ricerca negli archivi di questo stesso web log). E chissà poi se sarebbe potuto esistere come davvero volevo io.
Ora mi sento confuso. Faccio fatica a distinguere tra una forte amicizia e un amore. Mi domando cosa possa esserci di davvero caratterizzante quest'ultimo, e sbatto la testa contro il muro ogni qual volta cerco di fare luce sulla questione.
La domanda è: cosa posso pensare di fare con la mia (ideale) fidanzata, che non faccio con la mia migliore amica? Escluse le effusioni sessuali e intime? Se avete qualche idea, non esitate a dire la vostra (nei commenti, ovviamente).
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