Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole
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Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.
Snow, such an exploited symbol. What should I write about it and why should I write about it after all? Many have already imagined, many have already written. Anything I do hic et nunc has been already done in a more interesting way. Nevertheless, I'm going on. Words whispered in my mind, like a silent and continuous flow, are being written down, without even being processed by rational consciousness.
Snow's falling. Why don't pretend it's ink, white ink which dissolves immediately after touching the ground? Isn't it the flow of artistic creation, isn't it true that everything falls, and falls like snow, towards an unavoidable end, towards an unavoidable death, just like the famous river which flowed down to the famous sunless sea of annihilation? Let's pretend snow-flakes are words then, words which generate from a misty cloud, their chaotic mother, dividing into small pieces, living during the limited period of their fall, reaching the ground, their end, and melting into infinite drops of the same water, tears of a life eventually dried by the heat of a merciless Star.
But what is all this written stuff about, in the end? It's just another way to symbolically explain the flow of existence... such an exploited theme..
Lo vedi, quel treno, lo senti? Sta per partire. Non sai nemmeno per quali binari ti condurrà, se in una grande stazione di una ricca città oppure sulla banchina di un paesino abbandonato in una palude nebbiosa. Neppure sai quale sia il capolinea, né se esista tale capolinea. Sì, sicuramente non esiste, ti dici. Sai solo che vuoi salire a bordo, vuoi vedere com'è fatto, vuoi conoscere i tuoi compagni di viaggio, vuoi vedere il paesaggio che scivola via lungo la tua vista, rapido e mutevole. Arriverà la pioggia, pensi, ma tu vorrai solo osservare il movimento di ogni goccia sul vetro al tuo fianco, vorrai vedere come si rincorrono fra loro e scivolano via, destinate infine a sfuggire lontano, dove tu non le potrai più vedere; anche se, almeno per un istante, almeno per un attimo, avrai pensato di poterle fermare, di poterle catturare, di poterle congelare. Arriverà una tempesta, immagini, ma tu vorrai soltanto osservare quei fulmini abbattersi potenti sulla terra, vorrai ascoltare fino in fondo il loro tuonare; quando quella luce vibrante ti avrà colpito, in quell'istante, forse ti sarai sentito giovane, forse ti sarai sentito forte. Tornerà il sole, già lo scorgi, ma tu vorrai solo conoscere l'oscurità, vorrai vedere il buio che quei raggi ti avranno quasi fatto dimenticare; lo sai bene che l'ombra è più nera quando la luce è più intensa, lo sai bene e hai paura, paura della luce del sole, paura che quella luce possa infine accecarti, annullarti. Arriverà la notte, ti ripeti, ma tu non vorrai addormentarti prima di aver visto tutto il tramonto, e le stelle che sorgono e riempiono di diamanti la volta del mondo; avrai visto la luce del cielo e l'oscurità della terra, e nella loro armonia ti sarai finalmente confuso, ti sarai infine addormentato.
Forse è questa la Vita.
Da sempre la domanda filosofica verte sul problema fondamentale, atavico: Qual è la verità? Domanda, questa, poi declinata e sfumata nei vari ambiti della stessa Filosofia: la metafisica si interrogherà su quale sia il vero principio ordinatore del mondo, la gnoseologia su quale sia la vera conoscenza, l’etica su quale sia la giusta azione (nell’etica il concetto di ‘verità’ in senso stretto non è applicabile, temo). Ma giammai, nella storia dell’umanità, si è arrivati ad una soluzione:
Ed è quindi questa molteplicità di fattori che mi allontanano radicalmente da una filosofia di tipo dogmatico, volendo usare la terminologia fichteiana: non mi sentirei mai e poi mai, infatti, di appoggiare una concezione di stampo deterministico e fatalistico. Tutto ciò risulterebbe palesemente incompatibile con quello che io penso essere l’approccio umano alla conoscenza del mondo, un approccio a mio avviso completamente limitato: mi chiedo spesso come possa l’uomo arrogarsi il diritto di cogliere realtà nell’esperienza quando la sua percezione è definita esclusivamente da organi sensoriali, per i quali non ci è in alcun modo dato sapere se ciò che colgono sia effettivamente ciò che esiste. L’idealismo di Fichte è nondimeno realista; il mio punto di vista, come ho giustappunto (brevemente) argomentato, potrà essere dunque definito “idealista” solo perché “non dogmatico” e in quanto, a conti fatti, centrato sulla soggettività del processo conoscitivo (è pur sempre l’intelligenza di ciascun individuo ad essere agente), ancorché tale processo abbia esiti diametralmente opposti a ciò che chiamiamo “realismo”. Bisogna pur riconoscere che la mentalità dell’uomo occidentale è cambiata profondamente, da Fichte ad oggi...
Piccolo ipocrita... il sole sta per tramontare, e tu... non hai ancora fatto nulla...
Ma non ne sono in grado... non ne sono capace... Amica mia, aiutami... non abbandonarmi, ti prego... non abbandonarmi...
Ho paura...
anisama in L'oscenità della so...
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