Conscientia est Potentia

Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole

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Utente: Conscius
Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.

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martedì, 28 giugno 2005
Al mare

Sabato 2 luglio partirò. In vacanza, proprio. Al mare, proprio. Non è mio costume raccontare le mie mere esperienze su questo blog, quanto piuttosto le mie riflessioni, ed è infatti una (o anche più di una) riflessione quella che mi accingo a fare, pure in questo articoletto pre-villeggiatura.

Il punto è: io odiavo il mare. Con tutte le mie forze, e quale sentimento dispendioso! Ma forse tale odio diventava cieco, infondato. No, la verità non è questa. La verità non è che io odio il mare. Anzi, quella grande distesa d'acqua... ha una carica poetica eccezionale. Il mare, il grande mare... calmo, agitato, potente in ogni caso, in grado di farci sognare e fantasticare sull'infinito, quell'infinito che non è di questo pianeta ma che il mare, in qualche modo, simula... Eppure... eppure c'è qualcosa che può rovinarlo. Quella 'cosa' è l'intervento umano. Non più incontaminato, ma sfruttato. Cemento e metallo al posto di acqua e sabbia... masse di gente al posto di quel silenzio rotto solo dal rumore delle onde... Ecco cosa detesto! Sono i turisti, sono gli uomini - uomini come me! - che vanno a rovinare la potenza del mare, a sporcarla di rifiuti e gasolio... e allora, dov'è più la poesia? Posso sperare solo di capitare in una spiaggia libera - anzi, vuota - per poter davvero vivere il mare. E per poter - forse - fare una bella vacanza, chissà!

Già, le vacanze...e l'estate... Estate, vacanze, due parole che stanno spesso insieme, come in un binomio. L'estate... già, che brutta stagione: solo caldo, insetti e inerzia. E le vacanze... già, che inutile spreco di denaro, per avere l'illusione di rilassarsi. Ma - domanda - ho mai vissuto una vera estate, io? E vere vacanze? Forse è solo colpa mia, in fondo... la colpa di non aver mai dato - né voluto dare - un senso alle mie estati. La colpa di averle trascorse come una vera ameba d'Origine Controllata, sempre ad aspettare settembre come una specie liberazione, mai a dare significato alle mie giornate... E le vacanze, idem: sempre a macerarmi, sempre a vederle in senso così negativo, mai a pensarle davvero come tali e mai a viverle senza paranoie... Una ragazza che stimo e apprezzo davvero tanto mi disse, non molto tempo fa: "Vivi e basta". E forse questa semplicissima frase racchiude in sé molto più di quanto possano dire mille parole, mille elucubrazioni (con tutto che mi piace, eccome, elucubrare!). Terrò a mente questo consiglio, cercando - almeno per quest'estate, almeno per queste vacanze - di dargli retta. Cercando di vivere pienamente queste settimane, con la mente un po' più leggera, forse. E chissà che, così leggero, non possa finalmente sentirmi un po' più libero...

Bene, ed ecco che, dopo queste riflessioni e queste elucubrazioni, l'"articoletto vacanziero" è concluso anche lui. Starò lontano dalla Rete per due settimane circa dal 2 luglio, quel tempo che permetterà a tutti quelli che mi conoscono - o che seguono taciti questo blog - di tirare un sospiro di sollievo e di poter finalmente avere un po' di pace dal mio rintronante martellare di frasi, parole, sillabe, lettere. Comunque sia ci tenevo a salutare, in questa sede, alcuni individui dotati di quell'invidiabile resistenza che - non si sa come - ha permesso loro di sopportarmi da tre mesi (per alcuni anche più di tre mesi!) a questa parte:


Tutti gli amici del forum e della chat di www.studioghibli.org.


I frequentatori della chat e del forum del mio Liceo, il Liceo Gioia di Piacenza

 
Tutti i blogger che mi hanno seguito finora e in particolare:

Juste AKA Shito, maniacale e impeccabile adattatore di dialoghi per svariati anime, nonché eccellente pensatore.

alef87 AKA Alessandro Ferrari, vero COMPAGNO di classe, dal sangue davvero ROSSO, a cui auguro buone vacanze e, soprattutto, di non perdere la sua Cittadinanza Italiana (questa la può capire solo lui e pochi altri... ih ih).

Silverdawn AKA Alby, che ha aperto un nuovo blog davvero promettente... Continua così!

Myralis AKA Anna, colei che mi consigliò di "vivere e basta", verso la quale sarò SEMPRE grato... A risentirci, Anna, quando vuoi!


E, per finire, un saluto a Riccardo (il BERNA!), a cui auguro buon divertimento in campagna (almeno lui riesce a sopportare insetti, ragni e amenità varie... bleah!!), un saluto a Marcello, a cui auguro di trovare finalmente la serenità e un saluto anche alla mia professoressa di filosofia che, pur tacita, entra sovente in questo angolo di riflessione.


Detto questo, buone vacanze, buon'estate e buona vita a tutti!

Scritto da: Conscius alle 22:23 | link | commenti (11)

mercoledì, 22 giugno 2005
Metaesistenza

Ecco che, a quasi tre mesi (tre mesi!) dalla nascita di questo blog, mi fermo un momento. Il tempo di un breve articolo, una breve riflessione su cosa è accaduto in questo periodo di tempo, un rapido pensiero su come e quanto io sia cambiato in queste settimane.

Il blog è uno strumento eccezionale, è una traccia di vita. Spesso mi figuro a 30, 40 anni (ma anche 60 o 70) a rileggere pagine e pagine di vita, parole che riflettono la mia esistenza, i miei pensieri, le mie esperienze. Questo spazio virtuale nacque, in origine, come ricettacolo di idee. Sì, volevano essere perlopiù riflessioni argomentate, all'inizio: prendevo uno spunto e lo svisceravo. Perché, si sa, scripta manent e, da un po' di tempo, girava vorticosamente dentro di me un sistema di riflessioni e pensieri che ritenni valesse la pena di imprimere per sempre in parole, in scrittura. E così, ecco discorsi sulla società, sulla mia amata filosofia, finanche sulla religione. Momenti di espressione di sentimenti intimi? Pochi. Qualche "cedimento" qua e , basta.

E poi, il cambiamento. Graduale, come ogni cambiamento di questo mondo, tuttavia... databile. Con precisione al minuto. 16 maggio 2005 ore 12.35, tale fu l'innesco, se vogliamo, di una miccia che, forse, non aspettava altro che una cosa simile per accendersi e bruciare. Una combustione, questa, ulteriormente catalizzata da ulteriori esperienze personali che mi hanno portato ad una rapida maturazione. E, diretta conseguenza di tutto ciò, un sensibile cambiamento di rotta nei contenuti di questo blog. Non più speculazioni, argomentazioni, riflessioni, ma espressione forte di sentimenti, di passioni; dall'argomentazione si era passati all'analogia, finanche alla poesia (dovrei usare quest'ultima parola con maggiore cautela...). Il tutto, molto più carico di vita. Carico di amore.

Questo, fino ad oggi, 22 giugno, secondo giorno d'estate. E il tutto, come sempre, è in fieri, in mutamento. Benché, ora come ora, credo che tale "seconda fase" di questo blog, la fase "inaugurata" in quel giorno di maggio, sia ben lontana dal vedere una conclusione.

O forse chissà, sono solo io che non voglio finisca. Sono solo io che voglio restare così, innamorato.

Scritto da: Conscius alle 10:09 | link | commenti (5)

lunedì, 20 giugno 2005
Viaggio

Un treno corre silenzioso lungo binari ineffabili... Si viaggia, per tutta la vita. La destinazione, dov'è? Non la si riesce a vedere... È un treno per il Nulla... Nulla eterno, immutabile... lui, sì, lui non si trasforma mai. Il Nulla è l'Infinito, l'Infinito è il Nulla... il Nulla è la vera, unica, fine... una fine che non c'è... Una fine che non raggiungeremo mai...

...E il treno continua a correre lungo i binari... la notte lo avvolge... la malinconia di una vita, di un'esistenza... Tante sono le vie, tanti sono i binari... ma il treno ne segue uno solo... uno solo... per sempre.

...Chi sarà a decidere quale percorso scegliamo?

Noi, il tutto, il nulla...

Scritto da: Conscius alle 22:42 | link | commenti (6)

sabato, 18 giugno 2005
Solo

Niente da fare.

L'uomo è animale sociale, disse Aristotele. L'uomo è però - spesso e volentieri - animale asociale, dico io. Che io abbia sfiducia nei gruppi? Può darsi. Che io stia meglio se sto da solo? Non lo so. La solitudine è bella, senz'altro: è meditativa. Non è forse corretto definirla solitudine, perché in realtà "soli" non si è: si sta insieme ad una persona che ognuno di noi forse non conosce abbastanza, sé stessi. Chissà, magari per questo risulta così problematica come condizione: si pensa troppo, si pensa e ci si rende conto, si diventa maggiormente consapevoli. Può produrre serenità, questo; tuttavia, procura con maggiore facilità dolore. Le cose tristi sono quelle che ognuno di noi cerca di dimenticare, ma che non riuscirà mai a dimenticare. E, inevitabilmente, questi nodi vengono al pettine quando ci si ferma a riflettere. Da soli. In compagnia della nostra psiche, della nostra anima.

È spesso doloroso, ho detto. Ma è anche doveroso, aggiungo, che ci siano questi momenti di raccoglmento. Ipocrita è chi si butta nel divertimento, nel gruppo, nell'alcool finanche nella droga per rifuggerli. È una persona debole, chi non ha il coraggio di mettersi davanti ai propri problemi per affrontarli, senza escogitare artifici per rimandarli in avanti il più possibile. Debole, ho detto. Ma, alla fine, deboli lo siamo tutti. Perché siamo esseri umani. Uomini e donne, ontologicamente incompiuti, divisi, destinati a doversi riunire, destinati ad amarsi.

Sì, la solitudine mi piace. Ma non basta. Perché, di necessità, non posso completarmi con me stesso. Non una, non mille, ma solo due anime, insieme, potranno raggiungere l'ineffabile ed eterno attimo di felicità. Solo con l'amore si è veramente realizzati.

Ma per quanto tempo ancora? Per quanto tempo resterò solo, fino a quanto resisterò senza vero amore? A quando una vera realizzazione? A quando la felicità?

Niente da fare.

Scritto da: Conscius alle 00:49 | link | commenti (10)

martedì, 14 giugno 2005
Piovono...

Piove. Qui, proprio accanto a me, fuori dalla mia finestra. Ho sempre amato la pioggia d'estate, la stagione del sole che spacca le pietre, la stagione del caldo... E la pioggia, la ribellione a questa mediocrità... Un giorno diverso in mezzo a tanti giorni uguali.

Piove, e vorrei che continuasse per tutta l'estate.. O forse no. Non per tutta l'estate. Non più uno sfogo, non più la ribellione: sarebbe una nuova normalità. Un'altra serie di giorni tutti uguali, una diversa ma sempre uguale condizione. No... non è questo che voglio.

Io voglio l'eccezionalità, la meraviglia. La meraviglia di un giorno di pioggia d'estate. Come la meraviglia di un pensiero che sovrasta tutti gli altri, di un uomo diverso. Un uomo nuovo.

Piovono, le gocce d'acqua. Poi non piovono più. Il temporale è finito, ritorna la normalità, normale mediocrità. E l'acqua sarà poi scomparsa, evaporata, non ci sarà più. Come la voce fuori dal coro, sovrastata dalle parole uniformi della massa, tutte diverse e tutte uguali. Come il pensiero di uno solo, sommerso dal pensiero di un'unica totalità.

Eppure, eppure talvolta accade lo stesso. Accade che l'acqua non evapora e che il fiume in piena travolge la normalità della nostra esistenza. Che la voce del singolo assorda tutti quanti, in un urlo di libertà. Che la forza di un pensiero lascia una traccia indelebile nella Storia.

Un segno indelebile che neppure la mediocrità riuscirà a cancellare. Il segno di un grande ideale.

Scritto da: Conscius alle 20:23 | link | commenti (8)

sabato, 11 giugno 2005
Mortalis Curiositas

La Morte. La Nera Signora. La Grande Consolatrice. Quante metafore, quante allegorie per quella che è la paura più ancestrale di ogni essere umano, di ogni essere vivente, forse. Dalla Morte, dalla definitiva perdita d'ordine dell'organismo vivente, dall'inevitabile riduzione ad una forma più semplice e più disordinata, si è completamente terrorizzati; terrorizzati, al punto da diventare ipocriti e cercare di non pensarci mai, a questa Fine di tutto.

Ma forse no. Forse non è solo paura. Almeno per quanto mi riguarda.

Perché la Morte è anche terribilmente affascinante. E non è propriamente "Fine", come l'ho definita poco sopra. È anch'essa una trasformazione, una delle tante (infinite?) che avvengono nell'Universo. Dunque, in cosa consiste veramente questa trasformazione? Vederla in altri non basta, bisogna viverla. Sì, vivere la morte. Ma come?

Semplice, morendo. Toglierei quindi la vita a me stesso, per scoprire cosa voglia dire morire?

No, non lo farei, nemmeno per soddisfare questa mortale curiosità. Perché di un'altra curiosità voglio essere soddisfatto, ed è una curiosità vitale: la curiosità di conoscere il seguito della mia esistenza, un pezzo dell'esistenza di questo Universo. Non voglio morire, perché ci sono ancora tante cose da vedere, da fare, da godere qui... E non vale la pena lasciare prima di non avere fatto, goduto e visto tutto quello che la mia vita mi avrà dato.

Fino a quando la vità ci sarà. E poi, la morte. Ma una morte realizzata arriva solo dopo una vita realizzata.

Scritto da: Conscius alle 20:08 | link | commenti (8)

mercoledì, 08 giugno 2005
Fit ut...

Accennavo già pochi giorni fa, in "Vite parallele", del potere comunicativo della Rete. Ma Internet, le chat, oltre a costituire una "vita parallela", riescono a sublimare l'esistenza, in qualche modo ti lasciano trasportare dall'immaginazione... Immaginare chi sia veramente colui (o colei...) con cui "parli"... 

...E così accade che puoi essere colpito. Colpito da un pensiero.


Perché in fondo, anche l'intelletto ha una sua estetica...


Incantato

dalla bellezza di un pensiero

folgorato

domani mi sveglierò

ricordando questi secondi

mi spaventerò

Vita

non più morte

dentro me

sarà.

Scritto da: Conscius alle 16:18 | link | commenti (2)

mercoledì, 01 giugno 2005
Da Cosmos a Caos – la Scienza ‘complessa’

La conoscenza scientifica, se ci pensiamo un attimo, non nasce da finalità dissimili dalla pura ricerca filosofica: la Scienza, come la Filosofia, nasce infatti dalla compulsiva necessità dell’uomo di spiegare il funzionamento del proprio mondo, una curiosità insita in noi che si alimenta nel dubbio, caratteristica tipicamente umana.

La Scienza, come è comunemente intesa oggi, aveva inizialmente molte collusioni con la Filosofia pura (si pensi ad Aristotele) e pure con la magia. Quella che chiamiamo "Scienza" è l’esito diretto della rivoluzione galileiana, la rivoluzione induttivista e meccanicista: il mondo non è altro che una macchina che si muove continuamente secondo la legge della causalità, e il metodo vincente per spiegare il funzionamento di questo gigantesco meccanismo è il metodo induttivo, il metodo sperimentale.
Certo è che una simile prospettiva dischiuse una fiducia ed un ottimismo cosmici: il mondo-meccanismo veniva spiegato interamente con la fisica (in particolare, la meccanica) e sembrava andasse tutto benissimo. La Scienza – questo lo pensavano i positivisti ottocenteschi – aveva davvero il potere di risolvere tutti i dubbi dell’uomo (lasciando perdere i problemi della fede, comunque fuori discussione); la Scienza era davvero oggettiva in assoluto.

Ma ci si sbagliava, e di grosso: alcune scoperte, di inizio Novecento, dimostrarono come il pensiero di una Scienza onnipotente fosse assolutamente infondato: la relatività di A. Einstein per cominciare, che cassava la concezione assoluta di spazio e tempo; la meccanica quantistica tutta, che spiegava sì i movimenti degli elettroni, ma lo faceva – e riusciva a farlo – solo in termini probabilistici; l’entropia, teoria con la quale si dimostrò come il moto delle particelle dell’universo sia dotato di un insito ed imprevedibile disordine; per finire, il principio di indeterminazione di Heisenberg, che riduceva in briciole la concezione oggettiva-assoluta del metodo e dell’osservazione scientifica.
È chiaro che il peso di tali scoperte e rivelazioni si fece sentire, al punto che la concezione di Scienza come portatrice di certezze entrò inevitabilmente in crisi, così come – similmente – il metodo induttivo-logico rivelò i suoi limiti e la sua necessaria mancanza di oggettività. Dal cosmos meccanicistico si era ormai passati al caos probabilistico. La Scienza, ontologicamente, non è perfetta.

Quale dunque una possibile prospettiva futura? La sfida della Scienza oggi è proprio quella di accettare e governare la propria complessità. Complessità che, come si è visto, è sbagliato nonché impossibile ridurre a spiegazioni semplificate e semplicistiche: la Storia ci ha insegnato come sia sbagliata una simile snaturazione.
E non si tratta di un traguardo semplice, questo: la Scienza, infatti, ha sempre avuto una naturale tensione verso la sintesi, verso la riduzione a teorie unificate. Questa prospettiva, qualora davvero raggiunta, rappresenterebbe un risultato importantissimo; ma è altrettanto importante, qui, non dimenticare di mantenere nella Scienza quella sua complessità di cui sopra. Far conciliare questi due aspetti, tale è il problema della Scienza del futuro.
La stessa complessità, poi, va mantenuta nel metodo: la Scienza è un sapere umano, ed è quanto mai riduttivo relegare a questo sapere solo il metodo logico-deduttivo; la Scienza – come pure ci hanno dimostrato Heisenberg e Einstein a loro tempo – ha bisogno anche di un approccio analogico-metaforico di carattere intuitivo. Solo facendo conciliare e facendo "lavorare insieme" analogie & intuizioni con dimostrazioni di carattere logico si può conservare la vera natura della conoscenza scientifica.

Natura complessa, quella della Scienza, che nel passato è stata dimenticata, rendendo possibile all’uomo di illudersi di avere in mano la Certezza. Quando non è – e non potrà mai – essere così.

Perché, come si è capito, la Scienza non potrà mai dare risposte definitive ai suoi problemi, risposte certe che non esistono. Perché la Scienza, come ogni sapere umano, è complessa e non può non esserlo. Ma della complessità non ci si deve spaventare, si deve sempre e comunque andare avanti nella ricerca. Seppure, con la consapevolezza che la compulsiva necessità di spiegare il funzionamento del mondo è destinata a rimanere tale per sempre, e il dubbio è destinato a non scomparire mai dalla mente di un uomo.


[Questo testo è lo svolgimento di un tema assegnatomi a scuola il 17 maggio 2005, da me ulteriormente migliorato oggi] 

Scritto da: Conscius alle 19:54 | link | commenti (3)

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