Riflessioni di un umano che vuole essere consapevole
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Nome: Francesco (Ani-sama)
Uno studente di matematica dell'ateneo ticinense, proveniente da Piacenza e con la caratteristica peculiare di essere nato il giorno di Natale (sai che roba). Amo il cinema d'animazione e in particolare le opere di Miyazaki Hayao, che spero di poter vedere in italiano un bel giorno. Aggiorno questa pagina virtuale a tempo perso, per il piacere di scrivere e di pubblicare le mie idee.
[Messaggio scritto a caldo. Proprio qui, a scuola.]
Perché accidenti devo sempre lavorare con persone per cui la PRECISIONE è un optional? Perché tutti fanno tutto solo per FINIRE il loro lavoro, anche se il prodotto finale poi è una SCHIFEZZA, anche se poi tutto viene compiuto "un tanto al chilo", solo perché la precisione è FATICOSA?
Perché sembra che io sia il SOLO a preoccuparmi di fare BENE qualcosa? E perché sono l'unico che si arrabbia di fronte a situazioni talmente inaccettabili?
Alla fine tutte le teorie dei bravi socio-costruttivisti, di quelle cose tanto simpatiche su cooperative learning, problem solving eccetera sono delle boiate. Alla fine chi VUOLE lavorare, chi è BRAVO a lavorare, chi è PRECISO a lavorare, lavora molto meglio da solo.
Sono un bieco individualista, se solo potessi casserei la totalità di quest'accidenti di mondo e ricostruirei tutto daccapo. Da solo. E forse, a quel punto, avrei finalmente raggiunto una qualche PACE con me stesso.
Premessa informativa: il dizionario De Mauro - Paravia online (grande Firefox che ha la casellina) riporta i seguenti significati per le parole che ho scritto nel titolo di questo articolo:
Nazionalismo: esaltazione eccessiva e acritica di tutto ciò che riguarda e appartiene alla propria nazione.
Conservatorismo: tendenza a essere conservatore, cioè ad essere qualcuno che 1) conserva, custodisce o mantiene inalterato nel tempo; 2) è contrario ai cambiamenti, alle novità, spec. in ambito culturale o sociale 3) in campo politico tende a mantenere l’ordinamento costituito, difendendo la tradizione e opponendosi a nuove ideologie, riforme o innovazioni.
Progressismo: atteggiamento, orientamento o posizione politico–ideologica progressista, cioè di qualcuno che sostiene la possibilità del progresso e dell’evoluzione della società, ed è fautore di riforme che facilitino tale processo, in ambito politico–istituzionale, sociale, economico e civile.
Ho operato una selezione dei significati, concentrandomi su quelli che attenessero il più possibile alla dimensione sociale delle tre parole. E adesso che si è messo in chiaro quali siano i significati oggettivi (= condivisi e comunemente usati) passiamo ai significati ed alla mia posizione soggettiva riguardo a questi concetti ("metalinguismo creativo", direbbe un certo blogger qui...).
Dunque, cominciamo col dire che nazionalismo è per me qualcosa di spregevole. Spregevole come potrebbe essere chi afferma "Gli Italiani sono i migliori" oppure "Prima gli Italiani" oppure, in generale, chi esalta la propria nazione senza un reale e consapevole motivo e, di conseguenza, disprezza gli altri senza una reale ragione [si sa, il nazionalismo è l'anticamera della xenofobia]. Oltretutto, il sentimento nazionalista è completamente anacronistico; e questa non è un'opinione, è un dato di fatto, scaturito da una puranco superficiale analisi della società e dell'economia degli attuali paesi, che di necessità non possono più pensare di chiudersi in sé stessi, mettere su muri e guardarsi tutti in cagnesco. Ormai è finita l'era degli stati nazionali, benché ci sia qualche esaltato che ci voglia ancora credere; e benché il sentimento patriottico (qualcosa di ben più sano e ben diverso dal nazionalismo) sia sfumato da quando sono finiti i periodi di oppressione, periodi in cui l'amor di patria rimaneva l'ultima cosa a cui aggrapparsi e dalla quale trarre forza. Un sano amor di patria che, al contrario, non si dà nel sentimento nazionalista, il quale rimane soltanto l'ottusa ideologia di una serie di esaltati che si sentono chissà cosa.
E questo nazionalismo è non di rado collegato al conservatorismo: è semplice, io "esalto acriticamente" la mia nazione per qualche astrusa ragione e nello stesso tempo temo il progresso, temo il cambiamento, voglio se possibile addirittura ritornare agli "antichi fasti". Tuttavia, al di là di questa considerazione, il discorso sul conservatorismo è decisamente più complesso e problematico rispetto a quello sul nazionalismo. Perché, benché io possa affermare tranquillamente che voler conservare inalterata una condizione attuale sia fondamentalmente sbagliato (perché va contro il naturale progresso della società), devo ammettere che pure il voler cambiare tutto è un intento sbagliato; ciò porterebbe infatti ad una perdita d'indentità da parte dell'umanità intera, un appiattimento generalizzato, una nuova reductio ad unum se vogliamo, quando invece il buono scambio culturale (tanto odiato dai nazionalisti) si dà a partire dall'accettazione - ed esaltazione! - delle differenze presenti tra ogni cultura. In sintesi, quello che per me è un "buon conservatorismo" è il conservatorismo culturale, quello delle radici che caratterizzano l'identità di ciascun popolo.
E il progresso deve proprio partire da tali radici, per essere buono. Viene molto bene spiegare il tutto con una metafora: mettiamo che ogni popolo, ogni nazione è una casa. Con fondamenta e diversi piani. Questa casa, nel tempo, deve essere ammodernata, ristrutturata, ampliata e via dicendo. Però le sue fondamenta devono essere rafforzate sempre di più, e mai dimenticate. Altrimenti la casa crolla, e perde ogni valore.
L'umanità, dunque, ha bisogno di progresso, ma di un progresso assennato, intelligente, moderato. Assennato e intelligente nel senso che deve produrre veri passi in avanti, senza incespicare e cadere, moderato perché deve essere fatto nel rispetto dell'identità culturale di ciascun popolo e con la giusta misura (ah, la mesothes aristotelica, che concetto eccezionale!).
Fatte tutte queste considerazioni, dunque, le cose sembrerebbero perfettamente a posto: la società progredisce bene, l'identità culturale viene ben conservata, la casa non crolla ma prospera. Andrebbe tutto bene, non fosse per un solo particolare, piccolo ma fondamentale. Che è l'uomo a gestire queste cose. E l'uomo è suscettibile di errori, errori pure gravi, anche quando magari le intenzioni sono buone. Ma purtroppo dalla nostra natura non si scappa. Possiamo soltanto fare del nostro meglio, cercando almeno di tendere verso questi obiettivi. Con la consapevolezza che ci riusciremo solo in parte, o non ci riusciremo affatto.
Io sono agnostico. Per cui, ragionando su spirito, etica e morale, me ne frego altamente di quello che dice la Chiesa e il papa. E ci mancherebbe che le loro idee (che poi vorrebbero essere le idee di Dio, non si sa come) influenzassero la mia ragione e la mia consapevolezza, accidenti!
C'è da dire tuttavia che, dall'altra parte, io sono un grandissimo e inguaribile amatore della specie umana, e che credo pure di avere idee abbastanza chiare su quelli che potrebbero e dovrebbero essere benefici per l'umanità. Potrei già dire che uno maggiori sarebbe la fine, immediata e totale, di ogni religione di questo mondo, però so bene che, purtroppo, questo è impossibile [eh già, la maggior parte della gente preferisce attaccarsi a qualcuno o qualcosa, piuttosto che imparare a camminare...]. Allora, accantonando codesta magnifica utopia, abbasso il tiro e passo ad auspicare qualcosa che sia effettivamente fattibile, e che possa dunque possa portare quei benefici di cui dicevo prima. Di cosa, dunque, ha bisogno la società attuale per migliorare?
La risposta è: essere progressisti. Che poi significa saper adeguare le leggi e le istituzioni ai tempi attuali. Tanto per fare esempi, la riforma del diritto civile degli anni 70 è stata progressista, il Concilio Vaticano II è stato progressista, una legge che permetta l'eutanasia sarebbe progressista, l'abbandono totale di ogni nazionalismo sarebbe progressista, così come la multietnia e la multiculturalità, così come molte altre cose che non starò certo qui ad elencare. Il punto è questo: essere conservatori, cioè il contrario di quello che ho appena detto, è assolutamente anacronistico. Perché essere conservatori significa arroccarsi su posizioni vecchie e vetuste, quando invece la naturale tendenza della società è quella di cambiare, di innovarsi.
Cosa è accaduto, invece, oggi? L'elezione di un nuovo papa, l'elezione di un papa che - dalle premesse - farà della difesa delle tradizioni e dei dogmi il suo cavallo di battaglia. Quando, al contrario, c'è una fortissima necessità di riforma, all'interno dell'intera istituzione ecclesiastica, una riforma che non ci sarà, purtroppo. Purtroppo per l'umanità, umanità che è ancora - piaccia o no - fortemente influenzata dalla figura della Chiesa e del pontefice, al di là di discorsi su fede o non fede. Un pontefice, questo, che - dichiaratamente - ha preso posizione contro ogni dibattito etico e contro ogni apertura nei confornti di una dottrina più progressista, appunto.
Personalmente, spero almeno che non si torni indietro alle posizioni ortodosse di svariati secoli fa. E che questo pontificato possa davvero essere soltanto un medio evo.
Il visitatore attento di questo piccolo weblog avrà sicuramente notato che nella voce "interessi" del mio profilo utente ci sta scritto anche "matematica". E infatti, per una volta, abbandono le mie elucubrazioni sui (più o meno) massimi sistemi per dedicarmi giustappunto alla grande scienza dei numeri. Ovviamente non mi metterò a fare il professore ed analizzare un qualche argomento, quanto piuttosto (come anche il titolo lascia intendere) catturare l'attenzione dei miei due lettori con alcune simpatiche cosucce e/o formulette che io stesso ho scoperto, anche semplicemente giocherellando con la calcolatrice. A voi!
1) Formule - moltiplicazioni tra numeri
Ecco una formula che permette di calcolare il prodotto di due numeri qualunque:
n * (n-x) = [n - (x-1)]2 + [n - (x+1)] + (n-x) * (x-3)
Dove n e x sono numeri naturali. Un esempio pratico? 12 * (12 - 3) = (12 - 2)2 + (12 - 4) + 9 * (3-3) = 100 + 8 + 0 = 108. Risultato esatto!
2) Formule - quadrati di numeri
Ecco invece una formula utile per calcolare i quadrati di numeri. Funziona bene soprattutto con numeri minori di 100:
(n - x)2 = n2 - (2nx - x2)
o anche
(n + x)2 = n2 + (2nx + x2)
n è un numero naturale, preferibilmente multiplo di 10, x è un altro numero naturale, preferibilmente compreso tra 1 e 9. Due esempi numerici di applicazione di questa formuletta: (20-3)2 = 202 - (20 * 6 - 9) = 400 - 120 + 9 = 289. Risultato esatto! Utilizzando la formula analoga (quella con la somma), ecco l'altro esempio: (10+4)2 = 102 + (80 + 16) = 100 + 80 + 16 = 196. Esatto!
3) Curiosità - una serie di 1... al quadrato!
Quanto fa 112? Ma lo sanno tutti, fa 121! Cosa c'è di particolare, vi chiederete. Con il semplice "11" niente, magari. Allora aggiungiamo un "1" e facciamo 1112. Il risultato è 12321. Non vi dice ancora niente? Proviamo a fare 11112, allora. Cosa otteniamo? Semplice, 1234321. Adesso immagino che si sia capito... I quadrati dei numeri caratterizzati da soli "1" sono numeri... palindromi. Il numero di "1" è indice del valore massimo raggiunto dalla scala. Quindi, 1111111112 (nove "1") fa 12345678987654321. Se poi andate anche a verificare il numero di cifre della base elevata al quadrato e quello del risultato, noterete che quest'ultimo ha il doppio - 1 delle cifre della base. Quindi, con nove "1" avremo un risultato di 17 cifre!
Nasce qualche problema, poi, quando il numero di "1" è maggiore di 9. Meglio lasciare la parola agli esempi, piuttosto che a spiegazioni verbali:
11111111112 (dieci "1") fa 1234567900987654321
111111111112 (undici "1") fa 123456790120987654321
1111111111112 (dodici "1") fa 12345679012320987654321
11111111111112 (tredici "1") fa 1234567901234320987654321
...e così via fino a raggiungere i diciotto "1", con cui si ottiene 12345679012345678987654320987654321. Se si va ancora avanti, con diciannove "1", si ottiene 1234567901234567900987654320987654321. Come si può notare, è possibile dividere il numero ottenuto in sezioni: 12345679 | 012345679 | 00 | 987654320 | 987654321. Andando ancora avanti (raggiungiamo numeri un po' alti, eh?), la parte centrale (quella con lo "00") andrà avanti con "0120", "012320" e così via, come visto anche dagli esempi precedenti. È interessante notare come, all'apertura di una nuova "sezione", la cifra "8" della sezione precedente prima scompaia. Ovviamente poi, ogni sezione aperta (tutte quelle che sono "contenitori") deve essere poi chiusa. Come le scatole cinesi, per intenderci, no?
E adesso che abbiamo fatto tutte queste considerazioni, possiamo darci a qualcosa di GROSSO (eh eh). Ad esempio, il quadrato di un numero dotato di 28 "1":
11111111111111111111111111112 = 12345679 | 012345679 | 012345679 | 00 | 987654320 | 987654320 | 987654321. Totale, un risultato di 55 cifre. Proprio il doppio - 1 di 28.
4) Curiosità - i "3", i "6", i "9"
Non solo il numero "1" e i suoi successori dalle cifre uguali e infinite, ma anche il "3", il "6" e il "9" hanno una prole particolare... Cominciamo dal basso:
332 = 1089
662 = 4356
992 = 9801 (notare che è l'invertito di 1089...)
Andiamo avanti:
3332 = 110889
6662 = 443556
9992 = 998001
E ancora...
33332 = 11108889
66662 = 44435556
99992 = 99980001
Capito il meccanismo, no? Qui è più semplice che con gli "1", perché basta semplicemente continuare ad aggiungere cifre. I più acuti avranno anche capito che il numero di cifre del risultato è sempre il doppio di quello del numero elevato al quadrato. Non c'è molto altro da dire... se non il fatto curioso, in sé, che ad avere simili proprietà siano proprio i primi 3 multipli del numero 33...
Ecco, queste erano le cose che sapevo. Ci sarebbe poi una funzione goniometrica che ho inventato di sana pianta, ma forse è il caso di lasciar perdere... Curioso, però, vedere come esistano numeri dotati di proprietà così simpatiche... e come la matematica sia effettivamente qualcosa in cui c'è ancora tanto, ma tanto da scoprire. E anche qualcosa che, al contrario di come si penserebbe, ammette - anzi, vuole! - creatività.
In fondo, anche la matematica è un'arte...
Ecco. Comincio a scrivere proprio ora, proprio nel momento in cui mi sento meno ispirato. O forse, l'ispirazione può nascere anche dalla mancanza d'ispirazione. Cosa significa, in fondo, scrivere? Significa semplicemente mettere su qualcosa di idealmente indelebile i nostri pensieri, il nostro flusso di coscienza, stream of consciousness.
Ma quanto è limitata la scrittura! E quanto è limitata, in fondo, ogni lingua umana!
Il codice che l'uomo si è inventato per potersi dare un comune denominatore.
E, essendo comune denominatore, comporta necessariamente la perdita di qualcosa da parte di ognuno di noi.
Cioè, l'espressione di quella che si potrebbe definire "idea".
Ovvero, ciò che sta alla base.
La forma pristina, la forma essenziale. Ineffabile. Intangibile. Incommensurabile. Individuale e universale allo stesso tempo.
E di necessità degradata ad una forma tangibile, anzi leggibile.
La lingua, la parola, la scrittura.
Di quale evidente incomunicabilità siamo tutti ontologicamente e necessariamente vittime!
Qual è la classica domanda fondamentale dell'etica? Semplice:
Perché è giusto / è bene / si deve fare qualcosa?
Io invece sono attualmente portato a ritenere che la domanda fondamentale, in realtà, sia un'altra. Cioè:
Perché non è giusto / è bene / si deve fare qualcosa?
Soltanto ponendosi la domanda in negativo, a mio avviso, si può risolvere il problema del "fine a sé stesso".
Cioè, ponendosi la domanda "perché" di fronte a talune scelte si rende talvolta possibile la risposta "Non c'è un motivo". Ma, in seguito a questa risposta, l'azione sarebbe inutile. E, si sa, le azioni inutili sono di solito evitate.
Però, se ci poniamo la domanda "Perché non" di fronte a queste stesse scelte, il tutto acquisisce un sapore diverso. Tradotto: se non si ha un buono e fondato motivo per dire che l'azione NON deve essere fatta, diventa un bene il fatto che l'azione viene effettuata.
Questo che ho definito un "bene" è in realtà un "non-male" che potrà avere, tuttavia, conseguenze benefiche in futuro.
Una considerazione: un'impostazione etica simile ha un grosso limite, in fondo: quella di essere applicabile praticamente soltanto a scelte che riguardano esclusivamente la nostra intima persona e le nostre intime circostanze quotidiane. Perché, in ogni caso, noi non possiamo mai sapere se la conseguenza della nostra azione "fine a sé stessa", il non-male, avrà future conseguenze buone o cattive. In questo senso agire secondo l'ottica del "perché non" può diventare deleterio. Bisogna, sempre e comunque, soppesare ogni possibile conseguenza, come già disse Hans Jonas proponendo un'etica ecologica. Ma un'etica basata sul "perché non" è in fondo un'etica votata al rischio. Dunque: è bene rischiare? Perché rischiare? Perché non rischiare? Ecco che il sistema etico esplode, semplicemente quando entra in gioco il concetto di "rischio".
Questo del "perché non" può dunque a ragione essere ritenuto un sistema etico assai problematico, e ben poco risolutivo, come invece avevo pensato potesse essere. L'uso di quest'etica è infatti veramente accettabile solo quando un singolo uomo vuole fare una cosa ritenuta inutile - perché la sente fine a sé stessa - e allora si chiede "Perché non dovrei?". C'è da dire che, alla fine, la domanda "Perché non dovrei?" è stata quella che ha permesso il progresso umano, un progresso che è spesso disinteressato (o meglio, interessato al soddisfacimento della Curiosità). Un progresso che porta dei rischi, è vero. Però, in fondo, se non si rischia non si progredisce.
[Simpatica la "maturazione" di questo messaggio: comincio a scrivere convinto di una cosa, mentre scrivo smonto me stesso e infine rielaboro il concetto di partenza in un'ottica totalmente differente... il tutto nel mentre della scrittura. Interessante, no?]
"Oscenità" e "pudore". Due parole della lingua italiana che afferiscono ad una ben specifica area semantica: ovvero, atti "osceni" sono da intendersi "non pudici", ovvero che rispettano il "senso del pudore", cioè quel sentimento di ritrosia, vergogna e riserbo, spec. per ciò che concerne la sfera sessuale (dizionario online De Mauro-Paravia). Si dirà, cosa c'è di strano in tutto questo?
Ce n'è di strano, eccome, a mio avviso. E lo "strano" è da ricercarsi NON nel pudore in sé, bensì nei motivi per cui noi siamo indotti a provare "ritrosia, vergogna e riserbo per ciò che concerne la sfera sessuale".
Si tratta di un dubbio che ho sempre avuto, fin da quando ero piccolo. Mi chiedevo: perché nessuno si mostrerebbe nudo in pubblico? Sembrerebbe una domanda davvero idiota, ma provate a dare una risposta vera. Perché, se ci pensiamo, il motivo per cui nessuno si mostra nudo in pubblico è perché, mostrandoci nudi, noi offendiamo il pudore. Ma perché questo, perché è proprio così? Qual è dunque questo vero motivo? Esisterà, poi?
La cosa più strana del "senso del pudore" è che, a conti fatti, ci porta a rinnegare la nostra stessa natura. Cioè, voglio dire, ognuno di noi quando è nato era nudo, perché mai dovremmo avere pudore di mostrare anche "da grandi" il nostro corpo nella sua totalità? Stesso discorso per il sesso: dico, è l'unico sistema che abbiamo per riprodurci, è un atto biologico dalla portata eccezionale, eppure se ne parla sempre come se fosse qualcosa di proibito, qualcosa che si vuole fare (perché, biologicamente, l'uomo vi è naturalmente portato) ma non si vuole fare, qualcosa per cui proviamo una fortissima tensione e nello stesso tempo un fortissimo pudore. Ma qual è, dunque, la causa? Potrei dire "colpa del Cristianesimo" che ha fatto del pudore un dovere dettato da Dio ("Non commettere atti impuri"), ma questo risolverebbe ben poco la domanda. Non mi risulta, infatti, che la pudicizia sia una caratteristica del mondo cristiano, mi pare piuttosto che sia una caratteristica propria dell'umanità intera, una caratteristica sociale se non addirittura ontologica. Come se, rinnegando (e quindi spostando nella sfera del "proibito") la nostra parte più "animale", noi potessimo ratificare il fatto che siamo esseri senzienti, "superiori". Se fosse così sarebbe male, perché comunque sia la nostra "parte animale" resta pur sempre una parte del nostro essere, e rinnegarla significa cadere in una forma di autoinganno. Quello che auspicherei, dunque, sarebbe un mondo in cui nessuno ha vergogna degli "atti osceni", un mondo meno teso sotto questo punto di vista. Un mondo di bambini, gli unici che davvero non hanno questo genere di complessi, gli unici che non griderebbero allo scandalo vedendo una persona nuda. Bambini nei quali, purtroppo, la società umana tutta inculcherà proprio quel "senso del pudore" di cui, alla nascita, erano ovviamente privi. È stato così anche per me, che dovrei vergognarmi di essere così ipocrita mentre scrivo queste cose quando so che rimarrò sempre "pudico" tanto come tutti gli altri. È impossibile andare contro quello che è, e forse è sempre stato, uno dei pochi valori davvero universali, una caratteristica propria di tutte le civiltà (con differenze, questo è chiaro) e di tutte le società umane.
Società umane che, come se non bastasse, marciano su questa caratteristica, la caratteristica di "essere pudici". Soprattutto ora, nell'epoca dei consumi e dei mezzi di comunicazione di massa. E sono soprattutto questi ultimi questi ultimi che sfruttano la "tensione ambigua" dell'uomo verso nudità e/o sesso (vedi sopra). Cosa sono i film pornografici, se non un bieco mezzo che la società usa - paradossalmente - per mantenere vivo proprio il senso del pudore? Commercializzati come "proibiti", qualcosa che noi - biologicamente - vorremmo ma, socialmente, siamo portati a non volere, puntano sulla provocazione, proprio sull'alimentare quella "tensione ambigua" di cui si diceva. Un po' come allungare la mano per dare qualcosa e, subito dopo, ritrarla indietro, questo è in fondo il loro intento. Come poi è anche l'intento di certi calendari e di certe riviste. Tutta questa "roba", che ratifica definitivamente nudità e/o sesso nella sfera del "non si deve fare" e che, dall'altra parte, - facendo leva sulle nostre inevitabili caratteristiche biologiche - ci spinge proprio a fare quello che si dice che non si dovrebbe fare, porta ad una sessualità vuota, senza una vera sostanza se non una sorta di "consumismo erotico". Ma adesso io taccio e lascio la parola a qualcuno che dice queste cose in un modo sicuramente più interessante:
Il corpo spogliato e artificialmente prodotto per la seduzione erotica non dispiega una scena intorno a sé, in cui anche le cose dicono le sue intenzioni, ma è semplicemente messo in scena, e perciò o-sceno, perché è offerto secondo quelle regole del gioco che lo fanno più nudo di quel che sia. Nudo della nudità del cerimoniale erotico che rende il corpo inespressivo, perché ogni espressione è demandata alle vesti, agli accessori, ai gesti, alla musica, alle luci, secondo le tonalità che la tecnica sapientemente distribuisce per creare il desiderio al solo scopo di arrestarlo davanti alla "messa in scena", dove non si celebra la sessualità del corpo ma la sua castrazione. In questo senso la seduzione erotica gioca con la morte, e quindi, per sadica che sia, è sempre irrimediabilmente masochista.
A questo punto è inutile che psicologi e sociologi ci vengano a dire che gli uomini hanno paura delle donne. Se il modello di riferimento è il corpo nudo della donna-copertina che gli stilisti incessantemente ci propongono, ebbene si tratta di una donna desessualizzata nel momento stesso in cui gli stilisti la vestono o la spoglano, mettendo così in scena una sorta di spettacolo della paura, come se l'erotismo dovesse arrestarsi alle soglie dei loro abiti, portati con quei gesti rituali che vogliono a un tempo provocare l'idea del sesso e insieme la sua interdizione.
(Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, pagina 94-95, ed. Feltrinelli)
Si dice, di solito:
Prima il dovere, poi il piacere.
Perché, di solito, agendo in questo modo il piacere diventa più "piacevole", essendo la mente libera dal "dovere".
Però, in fondo, pensandoci su, io dico:
Un ragionato e moderato piacere può rendere il dovere più leggero.
E questo nasce dalla constatazione che non sempre si hanno le forze per fare prima il dovere e poi il piacere.
E in effetti fare qualcosa quando ci si sente meno predisposti a farla è, oltre che spiacevole, controproducente.
[Vorrei ringraziare tutti coloro che, con i commenti al mio messaggio "inerzia" hanno in qualche modo aiutato a suggerirmi quanto ho appena scritto. Grazie, grazie davvero.]
Fino a pochi minuti fa avevo voglia di scrivere un messaggio lungo, su questo weblog. E adesso la voglia non l'ho più.
Il "non fare", l'inerzia, è per me qualcosa di devastante. Devo fare qualcosa, continuo a pensarci e non inizio a fare niente. Mi tormento e non riesco a partire. Passo ore a perdere tempo. Cercando di convincermi a fare, ma spesso senza successo. Un circolo vizioso. Il trionfo dell'inutilità. Provo vergogna di me stesso, quando mi trovo in queste condizioni.
Sono come un motore potentissimo, ma che stenta a mettersi in moto. Per cui adesso BASTA con queste elucubrazioni così fini a se stesse: facciamo SUBITO quello che dobbiamo fare, POI pensiamo a rilassarci.... ma rilassarsi NON perdendo tempo, semmai impiegandolo in attività altre, non strettamente legate ai "compiti", al "da fare".
Spero soltanto che questo tentativo di "accensione" da me messo in atto non risulti solo in qualche scintilla...
Si parlerà molto poco di politica in questo weblog, però, ora come ora, alla luce dei risultati delle regionali e - soprattutto - alla luce dei commenti di certi esponenti politici, ritengo lo sfogo necessario.
Riporto di seguito un commento da me lasciato in un altro weblog (antikomunista.splinder.com):
Bisogna fare certe considerazioni, ora, dopo i risultati di queste regionali. Perché, ora più che mai, mi rendo conto di come l'Italia costituisca un'anomalia UNICA nel suo genere. Non un paese dove, normalmente, si alternano destra e sinistra, una destra e una sinistra serie. Un paese, invece, dove a destra (ma potrebbe anche essere a sinistra, non è un fatto di schieramento) c'è un "partito non politico" (come loro stessi si definiscono), "senza ideologie" (sarà possibile?), "che punta sul programma invece che sulle ideologie" (certo, il programma DI Berlusconi PER Berlusconi). Un partito che si chiama "Forza Italia". E' lì, è proprio Forza Italia l'anomalia della politica italiana! Accetterei benissimo un governo di destra (benché non ne condivida le ideologie, sentendomi suppergiù "socialdemocratico"), è la democrazia, ma NON ACCETTO di essere governato da Forza Italia.
Berlusconi cosa ha fatto in questi anni per il paese? Cosa ha fatto di tangibile? Ammesso poi che le promesse siano state mantenute (cosa non vera, ma pazienza), come si fa ad accettare, da parte di UN GOVERNO, provvedimenti come:
1) leggi sull'impunità (Cirami, lodo Schifani ecc.), guarda caso quando c'è un PRESIDENTE DEL CONSIGLIO imputato in PROCESSI...
2) la legge salva-rete4, quando GUARDA CASO colui che controlla Rete4 è proprio il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO...
3) I CONDONI, vera legittimazione della furbizia (e chissà cosa avrà condonato il Silvio...)
Potrei aggiungerne di altri (sulla gente che naviga nella acque melmose di FI, tipo Schifani [anche il nome dice tutto!], Bondi [ex-comunista! adesso sembra un prete!], Taormina [che, come dichiarò egli stesso, si fa pagare i suoi viaggi da avvocato come spese parlamentari...], ma questi sono forse i più lampanti.
Ora, per concludere, chiedo agli elettori di destra, che hanno un'ideologia che non condivido affatto ma che ovviamente rispetto:
Ma come fate a non indignarvi di fronte a queste cose? Come fate ad accettare di essere governati da persone simili? E adesso non rispondete che "tanto Prodi è corrotto lo stesso", perché allora vi dico che potete non votare Prodi come potete non votare Berlusconi... E allora perché sostenete Berlusconi e la sua gentaglia di FI?
A destra ci sono partiti seri. L'UDC è uno di questi, AN anche.
E infatti UDC e AN ammettono la sconfitta elettorale, fanno commenti costruttivi. E invece quelli di FI si nascondono dietro le solite storie sul "paese governato dai comunisti", "pericolo comunista da fermare", quando i loro stessi alleati dicono che la propaganda fondata sull'anticomunismo non ha più nulla da vendere, ormai.
Che questa sconfitta non costituisca la volta buona che AN e UDC si stufano di FI e Berlusconi e mollano la coalizione? Sarebbe davvero ora che la destra seria si svegliasse...
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